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sabato 6 gennaio 2018
Meraviglie. La penisola dei tesori
E così, tra un paio di mesi, ci toccherà vedere la quarta resurrezione. E Matteo Renzi si aggiungerà ad Occhetto, D’Alema, Veltroni e Bersani nella lunga teoria degli sconfitti da Berlusconi. Un Berlusconi ormai transitato dalla chirurgia estetica alla tassidermia, identico nel colore del legno e nella conciatura della pelle alle sedie di Cantù che ornavano i tinelli del proletariato anni settanta. Accompagnato da tipi che fanno ripensare a Fini e Bossi con la reverenza che si riserva ai Pari d’Inghilterra. Siccome si tratta di un cinepanettone stravisto, dal titolo La gioiosa macchina da guerra a vocazione maggioritaria, non ci sarebbe neppure da spendere due parole per trama e critica. E tuttavia il regista è riuscito in una operazione miracolosa. Fare peggio delle altre volte. Rendersi del tutto inutile. Perchè tra tutte le scelte che troveremo sulle schede del Rosatellum, una sola non serve veramente a niente. Il voto al Pd. Perfino il voto a Liberi e uguali/Libere e uguali, se no mi si offende la Presidenta, ha un suo perchè. Abbattere Renzi, anche a costo di votare per una banda di complici,, prima e di succubi poi della globalizzazione che adesso, ci spiegano, è diventata tanto brutta, sapesse signora mia. Votare per la sedia di Cantù, è un po’ come richiamare Valcareggi dopo Ventura, serve almeno a sentirsi giovani come eravamo un quarto di secolo fa. Come su un muro sbrecciato della ex Jugoslavia “torna Tito tutto è perdonato”, torna Silvio. Condanne, mignotte, braccia destre in galera, lo spread, i caroselli e i girotondi, ci ha detto Scalfari, sono da dimenticare e noi ci fidiamo. Oh se ci fidiamo. Perchè così fermiamo i barbari, rozzi, ignoranti pentastellati. E ci prendiamo Salvini con la Meloni di contorno. Votare per i rozzi, dio se lo sono, è, sarebbe, potrebbe essere, l’unico voto utile per fermare costoro. Ma siccome non sono Macron dio ve ne scampi e liberi. Che poi non siano Macron, sarebbe tutto da vedere perchè l’odio congenito per lo Stato, inteso come erogatore di servizi e beni ce l’hanno. Mi è cascato l’occhio su un elogio di Giggino a Cottarelli e alla spending review, un ziczaccare di forbici da 50 miliardi di sprechi e corrruzzzzione che farebbe inumidire l’occhio al lugubre Monti. Ma comunque votare per loro significa, per chi lo fa, provarci. Male che vada Spelacchiati lo siamo già quasi tutti. Votare Pd non serve a niente. Non evita la vittoria di nessuno, non contribuisce alla vittoria di nessuno. Mission accomplished, indeed.
venerdì 27 ottobre 2017
Dal bar in piazza
Ma se quello che, dopo essere stato cacciato dal governo da un plebiscito di voti popolari, ha trascinato in piazza gli stracci sporchi di Bankitalia, costretto il governo a mettere le fiducie sulla legge elettorale in entrambe le camere facendo trasalire le vecchie e sperimentate giunture perfino dell’emerito Napolitano, indotto il presidente del Senato ad andarsene disgustato dal partito, fatto mancare i “suoi” ministri dal consiglio sulla proposta di nuovo governatore da presentare al capo dello Stato, fosse stato Silvio Berlusconi e se il suo partito si fosse chiamato Forza Libertà o Popolo d’Italia, scusate sono un pensionato e non mi ricordo, oggi non ci sarebbero tutti i giornali per bene a chiamarci alle piazze e soprattutto alle urne per erigere un baluardo contro l’avventurismo e il populismo? Se fosse un oscuro ex steward del San Paolo assunto , nell’immortale definizione di De Luca , alla condizione di sfaccendato non saremmo qui a dire che la sfida è tra chi ha il senso delle istituzioni repubblicane e chi ha una concezione del partito ispirata a quel filosofo di Pietro Savastano? Non si tuonerebbe all’anomalia mai sopita, citando il ribellismo delle classi dirigenti, ed elencando i cadaveri eccellenti che il pistolero toscano si lascia dietro nella sua versione di Scarface? No? Così solo per sapere, tanto per regolarsi tra un mano e l’altra di tressette.
lunedì 9 ottobre 2017
Ampio e inclusivo
Adesso uno può dire che si tratta del vizio eterno della sinistra divisiva. Lo diranno tutti quelli che negli ultimi giorni avevano avuto un rigurgito priapico all’idea del Nuovo Ulivo, insomma gente, e colleghi, risolutamente abituati alla marcia indietro e allo specchietto retrovisore e che vorrebbero affrontare il secondo ventennio del 2000 come l’ultimo decennio del novecento. Io invece vorrei parlare, all’opposto, dell’eterno vizio della sinistra “ampia e inclusiva”. Siccome non abbiamo uno straccio di idea comune, pardon,non abbiamo uno straccio di idea, mettiamo insieme più sigle e più “personalità”, anche se la parola affiancata ai nomi che circolano fa un po’ ridere, cosicchè i famigli e i liberti di questi clan assommati si trasformino in una massa critica e dagli atomi nasca il soggetto. Nei fatti si trattava di mettere insieme chi ha dato il via ai comitati per il no al referendum costituzionale, chi è uscito da un partito perchè si è schierato contro quella riforma, chi l’ha pubblicamente appoggiata per andare ad un accordo di governo con chi l’ha scritta. Ma che senso ha? Come si poteva immaginare che chi non condivide una Costituzione potesse, dovesse condividere una prospettiva politica, un programma, se non immaginando ambedue come un bassissimo cabotaggio nel mondo flou del politicamente corretto? E’ di questo che abbiamo bisogno? Perchè di una forza di sinistra si può tranquillamente fare a meno come, volenti o nolenti, si è fatto in questi anni. A meno di non voler agire un programma di sinistra alla Corbyn. Ed un programma di sinistra, significa in primo luogo schierarsi contro, spazzare via chi ha gestito la desertificazione della sinistra, i Blair i Brown i Milliband locali. Se no, come si dice nella capitale, è un cazzo e tutt’uno. Sento l’obiezione. E allora D’Alema e Bersani? Bravi! Avete capito, anche voi,che ampia e inclusiva la sinistra non può nè deve essere, se non dei problemi e dei dolori dei suoi elettori e delle risposte da proporgli. Se no, l’indistinto ampio e inclusivo c’è già, almeno dal 2013.
martedì 30 maggio 2017
Non fate quella faccia
E’ un bel po’ che non parlo più di politica italiana. Dopo averlo fatto per mestiere la trovo oggi insopportabile. Ma ne sono tratto da alcuni editoriali apparsi sulla Repubblica. Di singolare incoerenza. Perchè imputano a Renzi di proseguire in quel progetto che hanno accompagnato con peana, tranne la breve parentesi sucessiva al 4 dicembre, non si fosse visto mai che il Pd avesse trovato la forza di liberarsene. Alti lai per la collaborazione sulla legge elettorale con un certo Berlusconi. Con cui mi pareva che Renzi avesse fatto un patto addirittura per rifare la Costituzione. Alti lai per un accordo col centrodestra, come se il governo sostenuto all’epoca e pure oggi da Alfano e Verdini fosse un soviet di trozkisti. Alti lai perchè non ci sarebbe la chiarezza del programma. Amici miei, la vedete kla continuità tra il job act e il voto in parlamento, con Forza Italie e i terribili populisti della Lega sui Voucher. La linea è chiara e diritta da almeno quattro anni ( sono almeno dieci ma non formalizziamoci). Ma queste sarebbero incoerenze tutto sommato minori. Quella massima riguarda il nuovo idolo Macron. Che ha fatto esattamente lo stesso. Percorso da un sedicente sinistra verso il centro e poi accordo con la destra istituzionale di Fillon, pregasi controllare chi è oggi il primo ministro a Parigi, per sbarrare la strada agli opposti populismi. Vi prego osservate la realtà. Se come dite da anni il vero problema è sbarrare quella strada, e quindi da noi impedire ai 5 stelle da un lato e ai leghisti dall’altro di governare, voi cos’altro state sostenendo se non l’alleanza Renzi Berlusconi ( il che non escluderà ovviamente i leghisti in un modo o nell’altro)? Vorreste fossero Macron e Fillon? Merkel e Schulz? E ma noi questo abbiamo, quindi allegri, non fate quelle facce da funerale, del resto non vi vedo sprecare inchiostro in favore di Corbyn. Non fatemi come il vecchio Pisapia ia ia oh, che adesso dopo aver votato si al referendum si accorge che Renzi, oddio oddio, guarda a destra e non verso di lui. Bel leader, occhio fino, capacità di analisi, complimenti. Adesso tocca aprire di corsa il cantiere per raccattare tutti insieme, dopo essersi sfanculati sulla costituzione, quel 5 per cento necessario ad accularsi nell’emiciclo. Il voto utile, immagino, si dirà. Tipo quello che ha prodotto, via Vendola, Gennarino Migliore. Ussa via!
martedì 14 febbraio 2017
Quelli del Nazaré
Nella difficile scelta tra stare zitto dando l’impressione di poter essere un cretino e parlare dandone invece la certezza, il facente funzioni di presidente del consiglio, fin qui, aveva saggiamente optato per il primo caso. Finchè anche lui non si è trovato sotto mano dei dati economici e non ha resistito. La miracolosa crescita allo 0,9%, un sontuoso 0,1 più del previsto, e al facente funzioni è partita la dichiarazione. Sono dati incoraggianti, avanti con le riforme. Pover’uomo. Sa di stare lì, affetto dalla terribile sindrome “Stai sereno”. Con il matto alle spalle che sputazza sui suoi stessi ministri e sulle politiche che lui stesso ha scritto fino all’Immacolata e che farnetica di un paese in cui non si parla più di futuro. Invece se ne parla. Tanto è vero che la Commissione prevede per noi la crescita più bassa tra tutti quelli dell’Unione. E’ futuro anche questo, purtroppo. Quello di cui non si parla è il presente o il passato, dal prossimo al remoto. L’unico che ci prova, ed abbiamo detto tutto, é Bersani, che ha finalmente lasciato il tacchino sul tetto per accorgersi della mucca nel corridoio. Cioè del fatto che il 37% dei lavoratori dipendenti francesi voterà tra poco per la Le Pen, tanti quanti ne mettono insieme il socialista Hamon e il post comunista Melenchon. Ora Bersani non arriva a dire nè, purtroppo, a capire che questo “è” il frutto avvelenato delle politiche della sinistra dagli anni novanta fino ad oggi, ma almeno arriva a capire che non si può provare ad opporsi a questa onda con quegli stessi strumenti. Gli altri in quel partito, come dimostra il flatus vocis del facente funzioni, sono ancora convinti di essere a cavallo dello spirito dei tempi, decisi a surfare l’onda come nel finale del Point Break originale.
giovedì 2 febbraio 2017
Six feet under
Dovrei occuparmi ancora del regime di Trump. Lo chiamano così i democratici americani, e lo farò domani. Però anche da pensionato, sia pure senza aver ancora visto un assegno che sia uno, non posso esimermi dalla soddisfazione postuma. Ve li ricordate i gufi? Io, ad esempio. E tutti quei cuor contenti piddini che ci chiamavano tali. A dirgli, per tre anni tre, badate state sprecando soldi e una fase di irripetibile tranquillità in mance, prebende, iniziative sbagliate. Pensate di essere immuni dalla contingenza internazionale grazie alle vostre riforme, come diceva un certo Gutgeld. E invece siete appesi al respiratore di Draghi, whatever you takes. E si pompavano come code di pavone, facendo finta di criticare Bruxelles e Berlino per due spicci di flessibilità, sempre nascosta, da bravi epigoni di Badoglio, sotto l’emergenza, un anno i profughi, quello dopo il terremoto, per il prossimo speriamo nella xylella. Ed eccovi qui, nella vostra confortevole tomba di famiglia, coperti da sei piedi di terra. La disoccupazione giovanile al 40% e la procedura di infrazione europea, insieme. Con il cagnolone Padoan che saltimbanca, come sulla solidità delle banche italiane. Non so se avete presente Monte Paschi Siena e Unicredit, fondo Atlante. Secondo voi perchè a Bruxelles dovrebbero dargli retta, adesso, sui tempi e i modi con cui voi dovrete, comunque, tirare fuori questi tre miliardi e 400 milioni? Se li tenevano alla catena lunga solo in funzione anti populista e per fargli vincere il referendum. Non sono stati capaci. Adesso gli levano l’osso dalle zanne. Dio, come bubolo!
giovedì 26 gennaio 2017
Ai liberi e forti. LOL
Come avete visto, di recente, mi occupo poco della politica italiana ci sono cose più succulente in giro per il mondo. Però come non commentare la soddisfazione che sprizza dai vari retroscena dei giornali e che si sarebbe impadronita di Renzi dopo la sentenza della Consulta. Cioè come non commentare un paese in cui un leader politico nel giro di 50 giorni vede distrutta da un voto la sua riforma costituzionale, demolita dall’Europa la sua ultima manovra finanziaria e infine messa al bando la sua legge elettorale, quel capolavoro che tutto il continente ci avrebbe presto copiato. Nel famoso paese normale questo leader sparirebbe per sempre dai nostri radar. Invece no, pare sia tutto contento perchè adesso può riproporsi come la peperonata. In fondo la sentenza gli ha consegnato il potere di fare le liste dei futuri parlamentari del suo partito e lui, l’uomo del nuovo, del cambia verso, del basta un sì, è prontissimo a riciclarsi in salsa proporzionalista, quando ci vorranno settimane dopo il voto per designare un primo ministro che lui pensava di essere già verso la mezzanotte della domenica elettorale. Attenzione! Ha ragione lui. Perchè fin quando il suo partito non provvederà a sbarazzarsene, è lui a incarnare la linea alla quale tutti sono già pronti o rassegnati. L’ennesimo governo di centrodestra. Come il governo Monti o quello Letta, il suo, o quello Gentiloni. Ma col proporzionale una strada alternativa, a lui non so se alle sue politiche c’è. Le meduse spiaggiate della sinistra PD possono, anzi col proporzionale debbono, far mancare i loro voti. Tanto saranno eletti egualmente. Per cui è il momento. Nella Ditta da complici. Fuori della Ditta da liberi
giovedì 15 dicembre 2016
Un apologo
Una collega. Licenziata dall’azienda con l’accusa di aver abusato della 104. Mandata per strada ad una età e in un momento in cui questo significa disoccupazione certa, morte professionale. Dover ricominciare con i lavoretti e le collaborazioni a strozzagola di chi dall’alto di fatturati milionari, ovviamente si approfitta della tua condizione. Per mesi , per anni. Finchè un giudice d’appello non stabilisce che quel licenziamento è stato illegittimo, che è nullo. La collega niente aveva fatto se non esercitare un suo diritto, che è pure un dovere morale, quello di assistere chi nella tua famiglia ha un problema. La collega ha una fortuna nella sfortuna. Ha iniziato a lavorare prima che arrivasse Renzi. E quindi per lei l’abolizione dell’articolo 18 non vale. Tornerà al suo lavoro. Dopo Renzi il padrone, che l’ha licenziata ingiustamente, sconfitto in tribunale, avrebbe potuto cacciarla a calci sventolandole sotto il naso qualche mese di stipendio. Niente reintegra. Arrangiati là fuori, tra i lupi. Adesso, come sapete, pende su questa legge oscena il referendum abrogativo. E come sapete gli autori dell’oscenità, Poletti e Renzi sono pronti a rischiare il voto delle politiche pur di impedire che il referendum si tenga, pur di rinviare di almeno un anno il verdetto del popolo.”Il Jobs Act non si tocca. Reintrodurre l’articolo 18 sarebbe come dire “ragazzi abbiamo scherzato”. Il giorno dopo arriverebbe un downgrading per l’Italia dalle agenzie di rating” così virgoletta la Stampa le parole di Renzi. Le agenzie di rating contro la collega, contro di voi, contro i vostri figli. Eccola la legacy, l’eredità, la mission, il punto chiave di quel governo, di questo governo in carica. Ragazzi abbiamo scherzato con le vostre vite, con la vostra dignità, con i vostri diritti. Che sia referendum o che siano elezioni politiche, non dimenticate.
martedì 13 dicembre 2016
Segnatevi l'appuntamento
Contro la stupidità perfino gli dei lottano invano. Schiller oltre alle parole dell’ Inno alla gioia ha scritto anche questo. Pendant alla saggezza classica che vuole che gli dei rendano prima pazzo coloro che vogliono dannare. E una scelta pazzesca nella sua protervia è infatti il governo che andiamo adesso a rosolare al fuoco violento della crisi, partendo dal Monte Paschi. Segnato ancora dal priapismo egoico di Renzi. Convinto che, se si nasconde nell’ombra e promuove i sodali dell’arrembaggio alla costituzione, i 45 milioni di polli che, evidentemente secondo lui, costituscono l’elettorato italiano stavolta ci cascheranno. Che si faranno confondere dall’aspetto ininfluente del conte Gentiloni. Che non noteranno, ma il conte sbadatamente glie lo ha ricordato che “come si può vedere dalla sua composizione, il governo proseguirà nell'azione di innovazione del governo Renzi.” Quella bocciata 60 a 40. Proseguite che la strada verso il 30 è segnata. Grazie ragazzi, per qualche giorno un po’ di paura l’avevamo avuta. Hai visto mai avessero capito il messaggio, tentassero qualche manovra fumogena ed evasiva di quelle convincenti. Invece tetragoni come la vecchia mummia emerita, non hanno sentito nemmeno questo di bum. Boschi e Lotti promossi, Poletti confermato. La Madia fresca di bocciatura della Consulta, riproposta come la peperonata. Bene così. Tanto peggio, ed era davvero difficile, tanto meglio. Ci si rivede alle politiche.
lunedì 5 dicembre 2016
L'odio di classe
Non credevo mi odiassero così tanto. Come la incartapecorita nobildonna di Tutti a Casa, la sera del referendum monarchia repubblica ”Perchè? perchè? vogliono così male al re?”. Questo è il punto che ha reso il discorso di addio di Matteo Renzi un sunto esemplare della sua rapidissima parabola politica. Non capire, non sapere, non vedere. Nulla al di là della propaganda, e della piaggeria dei corifei del mio mestiere. Nulla al di là delle slide e degli adoranti convegni confindustriali. Pensare che gli slogan recitati colle aspirate toscane o con l’improbabile inglese, fossero la realtà percepita dal resto del paese. Che gli hashtag, le cifre gonfiate, perfino alla fine dire 1% di crescita suvvia, i paragoni fatti scegliendo fior da fiore il momento giusto per cinguettare l’Italia riparte, le megalomanie provinciali del paese leader in Europa, schierato col broncetto sulla tolda della Garibaldi, della cosa fantastica della cena finale di gala con Obama, fossero la verità. Che la sua sola presenza, l’attivismo frenetico, il priapismo egoico automaticamente avessero restituito al disoccupato il lavoro e allo stagista la dignità. Colpa sua che come tanti prima di lui si è intossicato col suo stesso prodotto, che ha collocato tutti gli scettici nella categoria dei gufi, cioè degli iettatori. Il peggio che ha fatto però lo ha fatto ai suoi sostenitori. Eroici estensori di decine di domande al vecchio porcone di Arcore, dileggiatori del commercialista assiso al tesoro, sputtanatori delle squinzie elevate ai laticlavi, sono stati zombizzati dal suo morso. Silenti, ammirati. Col sorcio in bocca dell’articolo 18, del licenziamento dichiarato illegittimo dal giudice monetizzato da quattro soldi nel più emblematico esempio della ingiustizia di classe, milioni di ex comunisti, innamorati di Berlinguer si sono trasformati in agit prop di Marchionne, proclamando a gran voce il loro essere sinistra moderna. Oggi pure loro, incartapecoriti in appena tre anni si chiedono, perchè? perchè? vogliono così male al re? Ma qui sono in 19 milioni a vederlo nudo per quello che è stato, non un singolo ragazzino. Ve lo ricordate Totti, con le quattro dita alzate con la Juventus? Ecco, zitti e annatevene
venerdì 11 novembre 2016
2016
Ci ho messo molto. Anche se l’hai vista arrivare da 5 anni l’onda di tsunami fa comunque impressione. E un po’ devi risistemarti. Certo non come i colleghi che in tutte le parti del mondo, laceri e contusi si chiedono come mai, loro, non l’hanno vista. Quando arriveranno a capire che fino al momento di frangersi l’hanno applaudita come un bellissimo spettacolo della natura, avranno finito di fare il loro percorso di autocoscienza. Perchè oggi sono tutti buoni a fare il Bersani che dichiara morto il blairismo avendolo rovinosamente praticato anche quando era ormai uno zombie, uno sdentato come il presidente socialista della Francia chiama i poveri. Quella robaccia là nata, come diceva due giorni prima del voto Munchau, uno dei pochi a vederla arrivare dalle colonne del Financial Times, sulla base della falsa credenza che le elezioni si vincono al centro, sul richiamo delle limousine ministeriali, sul complesso di inferiorità di non saper fare politiche fiscali responsabili e sulla convinzione che tanto gli elettori di sinistra non avevano dove altro andare. E il cui culmine ridicolo è la costituzione di Renzi, andato a mangiarsi gli ultimi canapè lasciati da Obama alla Casa Bianca, e che adesso ovviamente spera che la lista degli invitati sia stata buttata per fare il solito rigatino alla Conte Mascetti. La gara ad inseguimento della destra liberista è finita. Là dove nacque la rivoluzione reazionaria contro lo stato, ne è nata una nuova. L’ infelicità dell’occidente ultra ricco e pieno di lavoratori poveri ha, come inevitabile, trovato uno sfogo. Sarà quello dell’odio dei penultimi sugli ultimi. Dei diritti incivili. Del negazionismo climatico. E potrebbe anche funzionare, per un po’. Ma fargli il verso non è possibile se non diventando, stavolta consapevolmente, non come loro, ma loro. Questo anno bisesto vi ha dimostrato che si può davvero, se si vuole come loro hanno voluto. Vi ha restituito il peso insostenibile della libertà di scelta. Scegliete.
venerdì 21 ottobre 2016
Ecce bombo
L’illuminazione, si fa per dire, è arrivata, mentre inzuppando i similpavesini all’alba delle 5, vedevo distrattamente un lombrosiano deputato del PD parlare della svolta che attende l’Italia non appena approvata il 4 dicembre la riforma costituzionale. La svolta dopo la Costituzione. Un momento: ma di solito le Costituzioni si fanno dopo una svolta, anzi si fanno “proprio” perchè c’è stata una svolta che ha cambiato le regole che, quindi, devono essere aggiornate. E già. Quale è la svolta che stiamo costituzionalizzando? Per dire, l’altra volta, da noi, da dittatura a democrazia e da monarchia a repubblica. Oppure De Gaulle da quarta a quinta repubblica. C’era stato la sconfitta in Vietnam, la guerra d’Algeria, le torture, l’OAS che metteva le bombe. O in Spagna era finito il franchismo. Ecco da noi nell’anno di grazia 2016, che è successo? Voglio dire, ancora ancora si capiva dopo Mani pulite. Era venuto giù il comunismo e il sistema dei partiti. Ma adesso, oltre all’epifania un po’ appassita di Renzi? Giro, vedo gente, mi muovo, conosco, faccio una Costituzione. L’ordine dei fattori, come le parole, sono importanti.
martedì 18 ottobre 2016
I polli di Renzi
Mi è risuccesso anche oggi. Posto un dato, in questo caso quello dell’aumento dei licenziamenti post job act, e invito a trarne le conseguenze il 4 dicembre. E arrivano i che c’entra. Ora questo è davvero curioso perchè se qualcuno ha avviato il discorso sul carattere di panacea del si,sono stati autori e fautori della riforma, da Renzi ad Obama. Ma è poi ovvio che c’entri. A partire proprio dal fatto che un cittadino, in buona parte, si deve “fidare” di ciò che gli raccontano, tramite i mezzi di informazione, i politici. E se diventano, mese dopo mese, smaccati il carattere e gli esiti non entusiasmanti delle sbandieratissime riforme del mercato del lavoro è legittimo, forse prudente, fare una tara anche sulle meravigliose sorti che ci attendono con il nuovo articolo 70 e compagni. Del resto proprio Renzi sta facendo di tutto, e giustamente, per ignorare una riforma costituzionale, quella del pareggio di bilancio che fu approvata a stragrande maggioranza appena quattro anni fa, e che vi era stata indicata da tutti come salvifica e indispensabile. Va bene non essere dei fans del dubbio metodico, ma proprio fare la figura dei polli… O no?
mercoledì 5 ottobre 2016
Scusate se sono lungo
Il dibattito su oligarchia e democrazia, sorto dopo il faccia a faccia tra Zagrebelsky e Renzi e il commento di Scalfari è, nonostante la qualità delle persone coinvolte, del tutto surreale. E’ come se nessuno si rendesse conto che quello cui stiamo assistendo è un tutt’uno con la crisi economica e la crescita delle diseguaglianze. La democrazia non è un “diritto” inalienabile. Per inciso, dato il mio mestiere, come l’informazione. Nascono entrambe come traduzione politica e istituzionale dell’allargarsi degli aventi interessi, non interesse, nelle decisioni. Cioè con l’affermarsi della borghesia che non sopporta più che il potere decisionale sia nelle poche mani di monarchia e nobiltà. E’ una democrazia che infatti funziona per censo e non per nascita. Limitata nei numeri. Ci vorranno più di cento anni anni di lotte per farla diventare la democrazia di tutti gli uomini, e almeno altri cinquanta anni per farla diventare quella di tutte le donne. Lo diventa solo quando le organizzazioni degli esclusi riescono a far convergere le loro forze, dimostrando che gli aventi interessi sono tutti coloro che subiscono le conseguenze delle decisioni e non solo coloro che ne traggono vantaggi. La democrazia si espande, tra parlamenti eletti, ricordatevi che da noi il Senato era di nomina regia come la Camera dei Lord era di diritto dinastico, e corpi intermedi, partiti, sindacati, associazioni, man mano che i diritti economici e il benessere economico si espandono in strati sempre più larghi della popolazione. In certi casi l’evento sociale precede quello politico, in altri viene importato dall’estero e lo precede, come nel caso della Costituzione italiana, che è importata dall’estero perchè la libertà arriva sulla punta delle baionette americane e russe. Oggi assistiamo al fenomeno opposto. La ricchezza si concentra, “quindi” le decisioni si accentrano. Si fanno opache, non democratiche, dai corridoi di Bruxelles a quelli del TTIP, dalle evasioni fiscali multinazionali di Apple, ai giochi sull’Euribor di Deutsche bank. E’ di nuovo la democrazia degli aventi interesse ai danni degli aventi interessi, che gli inglesi definiscono shareholders contro stakeholders. Non è un fenomeno politico, una sovrastruttura. E’ un fenomeno strutturalmente economico. Non si vogliono controlli, quindi raccontiamo che la politica è corruzione, spreco, perdita di tempo, casta. Buttiamo in pasto ai gonzi 215 poltrone di senatori e non facciamogli capire che abbiamo appena cancellato 50 milioni di voti. E’ la democrazia che diventa oligarchia, perchè è la borghesia dello 0,1% che sta tornando ad essere nobilità di roba.
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venerdì 30 settembre 2016
La dodicesima domanda
Qualche giorno fa Ezio Mauro nel ripercorrere tutta la parabola di Berlusconi ha aggiunto una domanda a quella famose di Peppe D’Avanzo. Chiamandolo ancora, e già qui c’è un accenno di risposta, Cavaliere, chiede, ma ne è valsa la pena? Perdio se lo è valsa! Guardate come un paese intero ha appena festeggiato, quasi con affetto e nostalgia, il compleanno di un pregiudicato, come se nulla ci fosse nel suo passato se non gaffes, ragazze scosciazzate e barzellette. Per cui di domanda ne sorge spontanea una dodicesima da porgere a Mauro e tramite lui a tutti noi. Ezio ma ne è valsa la pena? Battaglie, girotondi, elezioni, inchieste. Per arrivare dove? Al Ponte di Messina, al lasciatemelo dire al posto del mi consenta? Ad Alfano inamovibile al Viminale manco fosse Scelba. Al tessitore Verdini. Alla farsa incostituzionale dell’Italicum. Alla confessione la riforma costituzionale nel merito è di destra quindi non capisco perchè non la votino. All’articolo 18? Tu scrivi “quella partita durata vent’anni tra Berlusconi e la sinistra è finita e la sinistra non sa che gioco deve giocare”. Ezio, era parte di una partita molto più grande, in pieno svolgimento; e la sinistra la sta giocando dalla parte sbagliata.
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