Visualizzazione post con etichetta Putin. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Putin. Mostra tutti i post

mercoledì 5 aprile 2017

La linea d'ombra

L’ho detto e lo ripeto. Io la storia della Russia non la capisco. E siccome non la capisco tendo a pensare che dietro ci sia altro. Ma forse mi devo rassegnare, come mi capitò quando studiavo la storia della Riforma protestante. Lì davvero si scannavano perchè uno credeva che Gesù Cristo fosse già nel pane prima della consacrazione e un altro invece che ci entrasse solo dopo. Poi ovviamente qualche principe se ne approfittava per ridisegnare i confini. Ma era vero. E quindi forse è vero che la Russia è oggi il principale problema del mondo. E che l’influenza che Mosca può avere sull’attuale imperatore d’occidente sia il terreno di scontro reale. La Russia di oggi. Da sfidare. Forse da travolgere militarmente. Tra Navalny e una bomba a Pietroburgo, tra una isteria mediatica, che manco ai tempi dei Rosenberg, e la ricerca del casus belli in Siria. La Russia che starebbe dietro, rubli alla mano, a tutti i populismi, come stava dietro a tutti i comunismi. Una guerra che noi, be insomma noi, combattiamo a suon di rivoluzioni arancioni e loro soffiando sui fuochi lepenisti o grillini, dopo aver centrato il bingo del Manchurian candidate alla Casa Bianca. Cui adesso l’idiozia di Assad, se vogliamo crederlo un idiota che nei giorni pari è al guinzaglio dei russi e in quelli dispari fa quello che gli pare, offre su un piatto d’argento l’esca avvelenata del gas. Riportandolo esattamente lì dove stava Obama nel 2013. Sull’orlo del confronto militare. I precedenti non sono esaltanti, dal golfo del Tonchino alle armi di distruzione di massa di Saddam, fino, appunto alla strage del 2013. Di cui, se vogliamo essere generosi, possiamo dire che non sappiamo chi la eseguì, anche se è praticamente certo che fu appunto il tentativo di dare un pretesto all’intervento. Ma oggi un Trump salito al potere anche per rovesciare la politica del duo Obama Clinton, si ritrova incitato dai soliti noti, tipo Hollande, a dover considerare cosa fare esattamente nella stessa direzione di marcia. I gas di Assad, ufficialmente distrutti sotto controllo Onu, con annesso nobel per la pace agli smantellatori dell’arsenale, mai usati mentre i tagliagole gli circondavano il palazzo e usati adesso, nel giorno alterno dell’idiota, mentre tutti ormai si erano rassegnati a lasciarlo a Damasco. Lo dico e lo ripeto. Io questa storia non la capisco. Ma inizio a credere che sia la vera storia.

lunedì 9 gennaio 2017

Un fantasma si aggira...

Quando ero giovane c’erano i compagni di strada e gli utili idioti. Erano, di fatto, le stesse persone diciamo quelli che avevano calato gli occhiali da sole dell’ideologia in modo da non vedere quello che succedeva dall’altra parte del Muro. Intellettuali, filosofi, politici che senza saperlo, oppure pagati senza che noi lo sapessimo, ammantavano di nobilità stalinismi di primo e secondo piano. Colombe della pace disegnate sui t62 di Praga o sugli SS 20. E questo riesco a capirlo. Riesco a capire la polemica anche sprezzante verso un Sartre o un Picasso, che dall’altra parte avrebbero vegetato in un gulag. Ma oggi i compagni di strada e gli utili idioti non sono più i maitre a penser della sinistra occidentale ( del resto non ce ne sono più) . Sono i Trump, la Le Pen, forse Grillo e Salvini. E dall’altra parte non ci sono i carri armati pronti a marciare sul passo di Fulda e il potente blocco di un miliardo e passa di comunisti che agitano le bandiere rosse della rivoluzione e della fine del capitalismo. C’è Putin. Che non sarà innocuo, ma certo non è una alternativa globale al sistema. Ora, al netto delle tristi senilità di chi parla di un serpente a sonagli e di una ferita nell’Europa, di cosa parla la stampa mondiale nella sua paranoia anti russa, che sembra uno di quelli allarmi pandemici che servono a vendere gli antivirali. Come può, davvero, il Cremlino condizionare le elezioni americane o quelle europee? Può scatenare una rivoluzione arancione a Parigi o a Roma con tanto di cecchini importati, coma abbiamo fatto noi in Ucraina? I suoi hacker possono creare notizie false, certo. Ma ce ne è bisogno, quando quelle vere, dalle mail di Podesta a quelle di Hillary, ai leaks sul ruolo di Juncker nel favorire i paradisi fiscali, le autobiografie di Hollande, per non parlare di chi da noi diceva che Monte Paschi era un affare su cui investire o che il Job act ha rilanciato l’occupazione, bastano e avanzano per denigrarne gli autori. Certo possono farle apparire, ma la domanda è: sono fatti inventati, oppure cose vere che la nostra libera stampa avrebbe dovuto portare all’attenzione delle opinioni pubbliche per informarle prima di un voto? E quand anche? Di cosa stiamo accusando l’orco russo? Di preferire governi che non lo considerino il titolare dell’ultimo Impero del male? Di gente che dovendo proprio scegliere tra lui e l’Isis, sceglie lui? Ecco, questo non riesco a capirlo