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domenica 5 febbraio 2017
Trumpaciov
Perchè? il nostro paese è così innocente? E allora io inizio a pensare a Gorbaciov. Quando ho letto questa frase di Trump, in risposta all’obiezione di un giornalista della Fox, ma Putin è un assassino, ho fatto un salto. Ovviamente farete fatica a trovarla sui nostri giornali, tranne che sul Fatto, altrove è sepolta sotto titoloni sullo stop ai migranti, cioè la stessa cosa che Gentiloni ha appena messo in piedi con lo pseudo governo della Libia, ma non voglio parlare di questo. Voglio dire che quella di Trump è la frase che più nella storia americana si avvicina ad una ammissione che l’Impero del Bene ha USAto, USA e USerà gli stessi strumenti dell’Impero del Male. Basta con la retorica dei cavalieri Jedi contro la Morte Nera. Per difenderci dal comunismo, e adesso dall’Islam radicale, anche Joda e Obi wan Kenobi hanno ammazzato ragazzini a pacchi, come fossero un qualunque Anakin Skywalker. Finalmente! Basta con la retorica del quello è un bastardo, ma almeno è il nostro bastardo. L’invasione dell’Iraq ha le stesse giustificazioni legali e propagandistiche di quella della Polonia. I leader uccisi direttamente, indirettamente, con caldo consiglio o istigazione, le democrazie rovesciate e torturate valgono come la Cecoslovacchia o l’Ungheria. Il libro nero dell’atlantismo. Naturalmente per le ironie della storia siccome a dirlo è un fascista, o un quasi fascista, le sinistre per bene partite marciando contro la Nato adesso sono pronte all’arruolamento nei marines. Semper fidelis, right or wrong, my country. Esilarante, quanto squallido. Ma torniamo a Gorbaciov. Anche l‘ultimo comunista andò al potere pensando di poter modificare dall’interno il sistema che sapeva marcio e pericolante. E invece il suo tentativo non fece che accelerare il disfacimento dell’Impero, proprio perchè un edificio marcio non si consolida tinteggiando la facciata con pennellate di glasnost e perestrojka. Oggi e qui, partendo da questa frase di Trump si disvela quello che tutte le articolesse sul 45 presidente evitano con accuratezza di affrontare. I nostri paesi sono così innocenti?I nostri sistemi sono così innocenti? Le nostre economie sono così innocenti? Come Gorbaciov disvelò al di là del muro l’impossibilità di riformare l’Impero, così oggi Trump disvela la controriforma di questo Impero, la rottura di ogni patto sociale. Come Gorbaciov era convintamente comunista, così Trump è convintamente capitalista. Ma la domanda è uscita dal vaso di Pandora. Siamo così innocenti?
venerdì 3 febbraio 2017
Il presidente dello stato libero di Bananas
Allora qui dobbiamo scegliere tra Jacques de La Palice, che se non fosse morto sarebbe ancora in vita e Alibante di Toledo, che andava combattendo ed era morto. Sto parlando degli Stati Uniti, ovviamente. Perchè o si tratta di una grande,salda democrazia che non può essersi trasformata in un osceno regime solo per il cambio di inquilino alla Casa Bianca, oppure se è oggi un osceno regime non poteva essere una grande, salda democrazia. Io ho visto appunto usare, dai media americani, il termine regime per Trump. Certo in inglese ha una valenza diversa, però ragazzi. Dove sono gli arresti dei dissidenti, dove la messa fuori legge dei movimenti, dove la censura sulla stampa e l’imprigionamento dei colleghi, dove l’esautoramento del parlamento? Questo temono? Noi, qui in Europa ne sappiamo di più. E’ vero che Hitler vinse le elezioni, e pure Mussolini, dopo aver cambiato la legge elettorale in un italicum ante litteram. Ma prima? Squadracce, pestaggi, omicidi, giornali e libri in fiamme. Dove è Matteotti, o Amendola, dove i Rosselli e i Gobetti. Dove il Reichstag? Qui, prima, abbiamo avuto l’idillio e la grazia di Obama. E allora questo passaggio dal giorno alla notte senza tramonto, come ai tropici? Capisco che gli americani siano molto, e giustamente, orgogliosi di essere l’unica democrazia repubblicana operante da più di 200 anni. Però pure loro lo sanno come si fa ad abbattere una democrazia, ne hanno una certa esperienza: all’estero. Come dice la barzelletta russa in America non ci sono rivoluzioni, arancioni o di altro colore, perchè è il solo paese in cui non c’è una ambasciata americana. Stiano tranquilli.
sabato 21 gennaio 2017
Strangehate
Distopia. E’ l’accusa che potete leggere, con vari gradi di enfasi in tutti i commenti al discorso inaugurale di Donald Trump. L’accusa di raccontare un paese che non esiste, o è profondamente diverso da quello raccontato e di parlare a nome di quel paese immaginario. Ma è anche l’accusa rivolta da Trump all’establishment e ai media su cui lui ha costruito il cigno nero della sua impossibile vittoria, e che ha appunto ribadito con i toni aspri di un comizio elettorale anche nell’occasione in cui, appagati dalla vittoria, i presidenti sciolgono le ali della retorica sul sogno americano, sulla scintillante città sulla collina. Era dal discorso di Roseevelt a Chicago nel 36, quello de “il governo del denaro organizzato e tanto pericoloso quanto quello di una folla organizzata, dei poteri forti che mi odiano e il cui odio io accolgo con soddisfazione” che non si sentiva un racconto così contropelo della società americana.. L’America è,allora, il carnage, il massacro, di cui ha parlato Trump?. Oppure, con poche migliaia di voti di differenza qua e là, sarebbe stata quella che avrebbe celebrato se stessa e l’epica rottura del soffitto di vetro, in una adunata festante e numerosa incensata dai media come quella del 2009, di fronte al sorriso falso di Hillary? Sappiamo che la realtà è ampia, il bicchiere pieno a seconda degli occhi di chi guarda. Però a me di fronte ai 43 milioni di persone che hanno bisogno dell’ assegno di integrazione alimentare, ai 7 milioni di condannati a pene detentive di cui tre in carcere, al milione e mezzo di americani uccisi a colpi di arma da fuoco dal 1968 ad oggi, al paese che è stato in guerra per ogni singolo giorno degli ultimi 15 anni, il cui leader,Nobel per la pace ha bombardato i civili di sette diversi paesi, in fondo fa piacere che anche gli Stati Uniti abbiano perso, o stiano iniziando a perdere, la convinzione della loro eccezionalità. And God bless all of us.
venerdì 11 novembre 2016
2016
Ci ho messo molto. Anche se l’hai vista arrivare da 5 anni l’onda di tsunami fa comunque impressione. E un po’ devi risistemarti. Certo non come i colleghi che in tutte le parti del mondo, laceri e contusi si chiedono come mai, loro, non l’hanno vista. Quando arriveranno a capire che fino al momento di frangersi l’hanno applaudita come un bellissimo spettacolo della natura, avranno finito di fare il loro percorso di autocoscienza. Perchè oggi sono tutti buoni a fare il Bersani che dichiara morto il blairismo avendolo rovinosamente praticato anche quando era ormai uno zombie, uno sdentato come il presidente socialista della Francia chiama i poveri. Quella robaccia là nata, come diceva due giorni prima del voto Munchau, uno dei pochi a vederla arrivare dalle colonne del Financial Times, sulla base della falsa credenza che le elezioni si vincono al centro, sul richiamo delle limousine ministeriali, sul complesso di inferiorità di non saper fare politiche fiscali responsabili e sulla convinzione che tanto gli elettori di sinistra non avevano dove altro andare. E il cui culmine ridicolo è la costituzione di Renzi, andato a mangiarsi gli ultimi canapè lasciati da Obama alla Casa Bianca, e che adesso ovviamente spera che la lista degli invitati sia stata buttata per fare il solito rigatino alla Conte Mascetti. La gara ad inseguimento della destra liberista è finita. Là dove nacque la rivoluzione reazionaria contro lo stato, ne è nata una nuova. L’ infelicità dell’occidente ultra ricco e pieno di lavoratori poveri ha, come inevitabile, trovato uno sfogo. Sarà quello dell’odio dei penultimi sugli ultimi. Dei diritti incivili. Del negazionismo climatico. E potrebbe anche funzionare, per un po’. Ma fargli il verso non è possibile se non diventando, stavolta consapevolmente, non come loro, ma loro. Questo anno bisesto vi ha dimostrato che si può davvero, se si vuole come loro hanno voluto. Vi ha restituito il peso insostenibile della libertà di scelta. Scegliete.
lunedì 7 novembre 2016
Speriamo che sia femmina?
A meno che voi pensiate che Bloody Mary sia solo vodka e pomodoro, la frase almeno è donna non dovreste pronunciarla. Dopodomani, salvo sorprese clamorose, saremo lì a leggere la sfilza di articolesse che ci spiegano come dopo il primo presidente di colore la prima presidente debba essere considerato “in se” un fatto straordinario. Ora io non pretendo che tutti conoscano la storia delle dinastie regnanti. Però il fatto non è nuovo. Risale almeno a 1450 anni prima di Cristo. Hatshepsut, faraona di Egitto, con tanto di vesti maschili e barba posticcia e meraviglioso tempio funerario in quel di Deir el bahari. E poi ovviamente Cleopatra, Anna Caterina e Elisabetta di Russia, Eleonora di Aquitania, Elisabetta d’Inghilterra, Maria la Sanguinaria, quella del cocktail di teste protestanti. E Indira Gandhi e Golda Meir e Margaret Thatcher e tante altre. Tutte grandissime governanti, spesso migliori dei loro coevi in calzoni, ma prive del tutto di quello specifico femminile che dovrebbe renderle “in se” diverse nel governare. A partire dalle guerre scatenate sotto i loro governi e dalle repressioni feroci di dissensi e moti popolari. E dato che la presidenza Obama è finita con un movimento che si chiama black lives matters, per impedire che i neri vengano giustiziati dalla polizia per strada, ecco vorrei tanto che la donna nello studio ovale iniziasse, invece, interrompendo, subito, le forniture di armi ai paesi che le donne adultere lapidano. Voi che ne dite?
domenica 6 novembre 2016
Ad ovest di Paperino
Caligola o Nerone. Per molto tempo l’analogia che mi attraversava la mente è stata questa, in relazione al voto di martedì notte. Due imperatori, ci hanno raccontato postumamente gli oppositori, bizzarri e crudeli. Dannosi e folli. Un incendiario in questo caso al femminile, uno capace di fare senatore un cavallo e di portare le legioni a raccogliere conchiglie sulla spiaggia. Tutti e due destinati ad un brutta fine. Aiutava l’analogia il racconto svetoniano della campagna, politica zero, solo scienze comportamentali. Un maniaco sessuale, contro una compulsiva violatrice delle regole. Una sensazione confortata dalle analisi sulla copertura mediatica dei temi della campagna. Tanto per dire zero virgola zero sulla questione climatica. D’accordo nessuno vota sui programmi, solo sui caratteri. Ma poi quei caratteri attuano programmi per cui, almeno io, tanto per sapere di che morte morirò li guardo. E quindi se noto tutto il complesso militar industriale che si schiera dietro la Clinton non penso che sia perchè non vedano l’ora di avere una donna sul trono. Come che sia da qualche giorno ho cambiato analogia.Non se la meritano quella con gli imperatori. Troppo alta. Adesso è tra Paperoga e Gastone. Tra il perfettino cotonato e superfortunato e lo svitato con i capelli fuori posto. Essendo noi Paperino sappiamo come va a finire. Comunque
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