mercoledì 22 novembre 2017

Annuncio funebre.

Ed infatti, eccoci qui. Al momento della scelta, la scelta è fatta. Tra Di Maio e Berlusconi scelgo Berlusconi. E’ l’undicesima risposta, quella che rinnega trent’anni di lavoro e si autoconsegna alla inutilità di un’esistenza. Perchè ovviamente Scalfari sa chi è Berlusconi e con chi si accompagna. Sa che, per quanto di destra, ignorante, pressappochista, dilettantesco ( in pieno accordo con la definizione deluchiana di “sfaccendato”) possa essere Gigino Di Maio, non è un pregiudicato interdetto dai pubblici uffici, non ha il principale ideologo del suo movimento in galera per associazione mafiosa, non ha il suo migliore avvocato radiato e in galera per aver corrotto i giudici che cercarono di sfilargli da sotto il culo il suo gruppo editoriale. Sa che per quanto economicamente ignorante e dilettantesco il movimento 5stelle non porta la responsabilità della grande crisi del 2011 ( almeno secondo la vulgata di Repubblica essa sarebbe di Berlusconi). Sa che con Di Maio non corrono e quindi non non salirebbero al governo Salvini e Meloni. Però al momento della scelta, che ad esempio si è dovuta fare in Sicilia o ad Ostia, il Fondatore sceglie Berlusconi. Certo lui non lo voterà. Inseguirà ancora la chimera del PD, così come io inseguirò ancora la chimera di chi chiede il ritorno della revoca di un licenziamento illegale e non della sua monetizzazione. Poi, però, in un giorno qualunque della prossima primavera, fatto lo spoglio e verificato il presumibile stallo, toccherà dire chi dovrà formare il governo. E ancora una volta, come con il tanto rimpianto duo Letta Napolitano, la canzone sarà quella delle larghe intese da Arcore al Nazareno. Mi tocca riproporre la frase usata, per ricordarlo, nel secondo anniversario della morte di mio padre. Vivo, moriresti di rabbia.

martedì 7 novembre 2017

L'argine

"No poverello, soffrì nun soffre". Le due donne camminano in riva al mare subito dopo la dissolvenza che ha lasciato Vittorio Gassman al tappeto bofonchiare "so’ contento". "Io me lo magno" le ultime parole pronunciate prima di alzarsi dall’angolo da cui Tognazzi gli dice buttati che siamo alla seconda ripresa. Paragone irresistibile con il fu Matteo Renzi, che dalla metaforica carrozzella continua a bofonchiare me lo magno, mettendo insieme, come il suonato che è, il 40% della vittoria alle Europee e il 40% della trombata al referendum. Non soffre. Ai cazzotti che fanno male ha fatto l’abitudine dopo quell’euforia ingannatrice della notte europea. Torino, Genova, Roma, la Liguria la Sicilia, Livorno, L'Aquila, Piacenza, Asti, in un compatto moto di ripulsa che, a differenza di quanto accadeva con Berlusconi, odiatissimo da noi ma amatissimo dai suoi elettori, non si realizza con l’aumento dei nemici ma con la fuga disgustata degli amici che corrono a bruciare le tessere elettorali, manco fossero le cartoline precetto per il Vietnam. A parte la pietà umana, che Renzi vada al tappeto e con lui il partito democratico, questo ippogrifo irreale e mal disegnato, a me va benissimo. Cioè mi andrebbe benissimo se ci fosse qualcuno che, sia pure per il cinico calcolo di vincere la borsa dell’incontro, dicesse buttati giù, è un incontro farsa, una truffa per gli spettatori. E invece niente, mentre il sangue riga la faccia pesta sono tutti lì a ragionare sul jab, sulla guardia, il gioco di gambe. Che sarebbe il mettiamoci Minniti o Gentiloni o Franceschini o Pisapia o Grasso alla guida del tritacarne che ha inghiottito la sinistra italiana. Ancora con la stessa idea che il compito principale della sinistra sia quello di opporsi al populismo dei 5 stelle, il famoso argine. Solo che, a furia di fare la guardia all’argine di sinistra, nessuno si è accorto che l’acqua stava salendo pure su quello di destra. E che il corso del fiume a valle diventava sotterraneo e non c’era più nessun argine, solo il mesto arrancare delle acque nel sottosuolo come il Seveso o i torrenti interrati di Genova. Solo così si spiega il delirio di una legge elettorale che è stata fatta contro Di Maio e per obbligare Berlusconi ad un appoggio da vassallo e che ormai è quasi certo darà la vittoria parziale al centrodestra pure nel resto d’Italia, non solo tra gli impresentabili della Sicilia, e ridurrebbe il Pd all’ Alfano della prossima legislatura. Solo così si possono ancora sommare i pochi voti di Fava e di Micari sognando il 40, mentre il risultato da 25. Solo così si può ignorare che i voti di Fava insieme e a quelli di Cancelleri avrebbero evitato il ritorno della Sicilia tra le fauci del Caimano. E se a Ostia Casa Pound e il clan degli Spada aggiungeranno il loro peso ai fascisti in doppio petto, solo i voti del Pd potrebbero fermare la Suburra scegliendo i 5 stelle, ma ovviamente no, la piccola vedetta sull’argine ha già detto che non ci si schiera. Discorso logico, legittimo perfino quando all’angolo tra paradenti insalivato e qualche passata di spugna si pensava di essere primi o al massimo secondi lì lì. Ma se si finisce terzi? E la retorica del voto utile? E le pippe sul second best? E la scomunica a Melenchon perchè non si schierava tra Le Pen e Macron? Sempre lì a raccontarsi che “ In tutto l'Occidente, la divisione classica è tra la sinistra di governo, riformista, e quella di opposizione, radicale” Ancora? Dopo Corbyn? E ancora con la sinistra riformista italiana? Quale ? Quella dell’articolo 18, della Fornero? Dell’alternanza scuola lavoro? Di Poletti. IO soffro, eccome se soffro!

venerdì 27 ottobre 2017

Dal bar in piazza

Ma se quello che, dopo essere stato cacciato dal governo da un plebiscito di voti popolari, ha trascinato in piazza gli stracci sporchi di Bankitalia, costretto il governo a mettere le fiducie sulla legge elettorale in entrambe le camere facendo trasalire le vecchie e sperimentate giunture perfino dell’emerito Napolitano, indotto il presidente del Senato ad andarsene disgustato dal partito, fatto mancare i “suoi” ministri dal consiglio sulla proposta di nuovo governatore da presentare al capo dello Stato, fosse stato Silvio Berlusconi e se il suo partito si fosse chiamato Forza Libertà o Popolo d’Italia, scusate sono un pensionato e non mi ricordo, oggi non ci sarebbero tutti i giornali per bene a chiamarci alle piazze e soprattutto alle urne per erigere un baluardo contro l’avventurismo e il populismo? Se fosse un oscuro ex steward del San Paolo assunto , nell’immortale definizione di De Luca , alla condizione di sfaccendato non saremmo qui a dire che la sfida è tra chi ha il senso delle istituzioni repubblicane e chi ha una concezione del partito ispirata a quel filosofo di Pietro Savastano? Non si tuonerebbe all’anomalia mai sopita, citando il ribellismo delle classi dirigenti, ed elencando i cadaveri eccellenti che il pistolero toscano si lascia dietro nella sua versione di Scarface? No? Così solo per sapere, tanto per regolarsi tra un mano e l’altra di tressette.

mercoledì 25 ottobre 2017

Il silenzio per gli indecenti

Uno dei grandi vantaggi della mia recente condizione è quello di potermi risparmiare il giorno per giorno. Quante cazzate e pensieri pseudo profondi che uno si trova ad applicare agli spostamenti minimi della politica.Pensate che, lavorando, avrei dovuto commentare l’apertura di Speranza a Renzi , appena tre giorni prima di veder salire il suo non ancora partito al Colle per annunciare l’uscita dalla maggioranza. Mi sarei dovuto appassionare alla ribollente attività che circonda il miserabile meccanismo della legge elettorale, unica vera mission di chi ha da depositare il culo anche per i prossimi 5 anni. Oppure ai referendum padani, manco Gentiloni fosse Rajoy. Politica politicante. Cui, davvero, non so perchè andiate ancora dietro. Mentre le cose serie che dovrebbero riempire le piazze come fossimo a Barcellona sono gli esiti, i residui della gestione della crisi. La pensione a 67 anni per tutti (scusatemi), record europeo che supera ogni logicità in uno dei paesi con la più alta disoccupazione o sotto occupazione dei giovani. L’aberrante sentenza della Consulta di oggi che in un paese che certifica oltre cento miliardi l’anno di evasione sostiene che il decreto Poletti rubando ai pensionati solo 30 miliardi invece di 32 realizza un “un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica". E io dovrei appassionarmi per questi nani, che votarono compatti il pareggio di bilancio. Ricordatevelo. Alla camera il 30 novembre 2011 464 e 0 no, con 11 eroici astenuti e 153 ignavi assenti o in missione per poter dire io non c’ero. Ricordatevelo. Al Senato il 15 dicembre del 2011 255 favorevoli, 0 contrari, 14 gloriosi astenuti e 52 mangiapane a tradimento che si diedero alla fuga. Avete capito? 0 voti contrari su 945 parlamentari e uno spicciolo di senatori a vita

lunedì 9 ottobre 2017

Ampio e inclusivo

Adesso uno può dire che si tratta del vizio eterno della sinistra divisiva. Lo diranno tutti quelli che negli ultimi giorni avevano avuto un rigurgito priapico all’idea del Nuovo Ulivo, insomma gente, e colleghi, risolutamente abituati alla marcia indietro e allo specchietto retrovisore e che vorrebbero affrontare il secondo ventennio del 2000 come l’ultimo decennio del novecento. Io invece vorrei parlare, all’opposto, dell’eterno vizio della sinistra “ampia e inclusiva”. Siccome non abbiamo uno straccio di idea comune, pardon,non abbiamo uno straccio di idea, mettiamo insieme più sigle e più “personalità”, anche se la parola affiancata ai nomi che circolano fa un po’ ridere, cosicchè i famigli e i liberti di questi clan assommati si trasformino in una massa critica e dagli atomi nasca il soggetto. Nei fatti si trattava di mettere insieme chi ha dato il via ai comitati per il no al referendum costituzionale, chi è uscito da un partito perchè si è schierato contro quella riforma, chi l’ha pubblicamente appoggiata per andare ad un accordo di governo con chi l’ha scritta. Ma che senso ha? Come si poteva immaginare che chi non condivide una Costituzione potesse, dovesse condividere una prospettiva politica, un programma, se non immaginando ambedue come un bassissimo cabotaggio nel mondo flou del politicamente corretto? E’ di questo che abbiamo bisogno? Perchè di una forza di sinistra si può tranquillamente fare a meno come, volenti o nolenti, si è fatto in questi anni. A meno di non voler agire un programma di sinistra alla Corbyn. Ed un programma di sinistra, significa in primo luogo schierarsi contro, spazzare via chi ha gestito la desertificazione della sinistra, i Blair i Brown i Milliband locali. Se no, come si dice nella capitale, è un cazzo e tutt’uno. Sento l’obiezione. E allora D’Alema e Bersani? Bravi! Avete capito, anche voi,che ampia e inclusiva la sinistra non può nè deve essere, se non dei problemi e dei dolori dei suoi elettori e delle risposte da proporgli. Se no, l’indistinto ampio e inclusivo c’è già, almeno dal 2013.

giovedì 5 ottobre 2017

Una cagata pazzesca

Il villaggio Potemkin è una cagata pazzesca. Perchè a differenza del capolavoro cui il Villaggio con la maiuscola rendeva omaggio replicandone la ribellione, ti nasconde la realtà della carne marcia. Come forse saprete il villaggio è una fake news al quadrato. La falsa storia di un villaggio falso che veniva costruito in Russia per far vedere alla zarina come le cose andavano bene. Ed è in questo falso su falso che è incappato Ezio Mauro nel suo meritorio sforzo di dare un senso alla sinistra di oggi. All’indomani delle elezioni tedesche Mauro si chiedeva sgomento se qualcuno sapesse delle difficoltà economiche che spiegavano l’affermazione dell’Afd e il tracollo della SPD. Una domanda più che giusta se non fosse venuta dall’uomo che ha avuto per un ventennio nelle mani lo strumento per raccontare a tutti, almeno da noi, come stavano quelle cose invece di additare la Germania a modello. Mauro ha dunque scoperto la falsa facciata del villaggio economico chiamato economia sociale di mercato, il trademark berlinese, ma non ha ancora scoperto di averne fatto parte, aggiungo, conoscendolo, in perfetta buona fede. Perchè nell’altro suo articolo, la sinistra senza compagni e senza storia, Mauro pensa ancora oggi che in quei suoi, e miei, lunghi anni che coincidono con la vittoria dell’Ulivo prodiano la sinistra italiana abbia esercitato il ruolo di spina dorsale di un sistema malato per tutto il lungo periodo della crisi economico-finanziaria dell'Occidente. “Perchè -aggiunge- non c'è coscienza che la responsabilità politica e istituzionale sia la forma moderna di un riformismo governante”. Non c’è dunque un dubbio che l’azione che si snoda dalle leggi Treu a quelle Poletti, passando per Fornero, che l’azione di Ciampi, “la moneta unica sarà un chiodo per arrampicarci o a cui impiccarci”, passando per quella di Padoa Schioppa, “bisogna attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna” per approdare alla riforma costituzionale di Renzi e Pisapia, non sia stata una specie di resistenza al dilagare delle forze che hanno ridotto così la Germania, e quindi figuratevi gli altri, bensì una sua componente decisiva. Che quella spina dorsale dell’hombre vertical sia stata andreottianamente incurvata fino a divenire quella di Riccardo terzo. A Mauro, come a voi, debbo l’ammissione esplicita di aver condiviso con lui l’apprezzamento per il villaggio in cui mi sono aggirato dal 96 al 2011, accecato dall’orrore che il berlusconismo aveva sparso al di fuori di quelle vie di cartapesta. Ma la lettera dei governatori Trichet e Draghi quel fondale lo ha lacerato con tanta evidenza che perfino io l’ho capito. Continuare a percorrere quelle vie invece di Villaggio e Salce finisce per far pensare a Fellini e al tragico patetico Sordi, nel dopo carnevale dei Vitelloni. Sordi, si quello della pernacchia ai lavoratori

domenica 1 ottobre 2017

Omaggio alla Catalogna

Ragionare per analogie può essere un problema. Però talvolta serve. Perchè il Sud Sudan si e la Catalogna no? Prescindiamo per un momento dal merito della vicenda. La risposta può essere una sola. Ci sono luoghi del mondo in cui la Storia può ancora svilupparsi, evolvendosi o involvendosi, ed altri che hanno raggiunto uno stato di perfezione, di omeostasi, che va preservata in quanto tale e dove la Storia può solo scorrere in argini predefinita. E' la risposta, implicita, non detta dei difensori dello status quo. Ma è una risposta che non ha alcun senso. Davvero è la parola di chi nel manicomio afferma di essere Napoleone. Perchè chi l'afferma oggi, nella sua giovinezza o iniziale maturità ha assistito spesso entusiasticamente al dissolversi degli imperi coloniali. Una sessantina di nazioni, studiate in geografia da mio padre sono più che triplicate nello studio dei miei figli. Confini, etnie, religioni, lingue sono state frullati in tutti i modi possibili, con tutti i mezzi possibili, dai pacifici trattati alle guerre civili. Quelli erano i luoghi della Storia in azione. Storia che non può agire nella Spagna che ha raggiunto l'optimum. Può agire in Jugoslavia, può agire in Unione Sovietica, può agire in Serbia, può agire in Ucraina, può agire nel Kossovo, può agire nel Donbass. Può agire in Gran Bretagna e Scozia. Non può agire in Spagna e in Catalogna. Ma chi decide? Il popolo, diciamo noi che crediamo nella sempre più periclitante democrazia. Ma quale popolo? Quello della parte o quello del tutto? L'intero popolo della Unione Sovietica o solo il popolo ucraino? L'intero popolo ucraino o solo i russofoni del Donbass. L'intero popolo serbo o solo i kossovari? L'intero popolo della Gran Bretagna o gli scozzesi? E se il popolo di una parte agisce che si fa? Si assiste come in Scozia, si interviene contro il governo centrale come in Kossovo, ci si schiera con il governo centrale come a Barcellona? O ci si abbandona allo storicismo da operetta di chi confronta la storia della Generalitat con quella di Braveheart o delle armate serbe sterminate dai turchi nelle piane del Kossovo o della fondazione di Sebastopoli o del Rus di Kiev. Cioè a chi prova a definire la Storia, che è un processo,, con la geografia che è immobilità. E non sono i difensori dello status quo nei luoghi dove la Storia sarebbe finita, i più forti sostenitori del superamento degli Stati nazionali per tornare ad entità multi etniche, multi linguistiche, multi religiose, che chiamiamo più Europa ma che nulla sono se non i vecchi imperi più il suffragio universale (quando si vota come vuole la Storia, perchè se no il votante è rozzo, ignorante, retrogrado). Li di colpo la Storia "perfetta" si rivela perfettibile. Cioè il darwinismo ci indicherebbe la via del dinosauro europeo, perchè c'è quello americano e quello cinese. Ma ovviamente indica al dinosauro russo la terapia opposta: farsi mammifero baltico, caucasico o centroasiatico. Ma allora questa Storia è finita o è in movimento? E dove va?E soprattutto chi lo decide?

lunedì 25 settembre 2017

C'è un giudice a Berlino

Adesso tutti vi staranno parlando della sorpresa tedesca. Si aspettavano l'accordo conclusivo della fanfara sulla fine della crisi, più o meno il classico chi ha avuto, ha avuto, ha avuto. L'ultimo chiodo sulla bara dei populismi sconfitti(?) nelle elezioni del 2017. E invece le cose sono andate a Berlino esattamente come sono andata a Parigi o ad Amsterdam o a Vienna. Il crollo dei partiti storici, tutti e due ai minimi del dopoguerra. La punizione di una socialdemocrazia compromessa fino al marciume nelle politiche neo liberiste. Il successo della ultradestra nelle regioni più in crisi dal punto di vista economico. Nessuna sorpresa, quindi. A meno che abbiate creduto a tutti quelli che vi indicavano nella Germania merkeliana il paradiso d'Europa, il sol del vostro avvenire e non chi per anni vi ha parlato dei mini job che giustificano insieme il mistero di una disoccupazione azzerata e della povertà crescente. A meno che abbiate creduto che davvero i dieci anni peggiori degli ultimi settanta dovessero finire alla Tomasi di Lampedusa. Certo nulla è cambiato, sulla crosta dorata. La Merkel farà i suoi sedici anni alla cancelleria, Rajoy sta alla Moncloa, un ministro di Hollande siede all'Eliseo. Ma sotto il patto politico sociale nato negli anni ottanta, il dogma liberista della Thatcher, non esiste la società ma solo l'individuo, arricchitevi perchè la ricchezza gocciolerà giù dalle vostre fauci verso i poveri là sotto, non regge più. Nemmeno in Germania. Non regge perchè non è vero, non funziona e non ha mai funzionato. Ci sono voluti quasi quarant'anni per assassinare la bestia statale, per strappare ogni libbra di carne messa su nei trenta gloriosi, ma adesso siamo alle ossa nude e tremanti. E ci siamo proprio nel momento in cui tutti avevano iniziato a dire che la festa era ricominciata. Ma è ricominciata, per voi, da molto più in basso di dove eravate prima. E la prossima crisi, che inevitabilmente arriverà, perchè il ciclo di crescita americano è già più lungo della media, ci/vi coglierà senza più nulla da sacrificare, così come coglierà le banche centrali senza più strumenti da utilizzare ed una Europa senza più un briciolo di solidarietà reciproca. Con in più un lascito avvelenato. Le sinistre di governo e le elite hanno creato un baluardo contro il populismo combattendolo sul piano delle ricette economiche ed hanno "vinto". Il Trump isolazionista e protezionista è stato ingabbiato nello scandalo russiagate e ridotto ad essere quello che un buon Presidente degli Stati Uniti d'America "deve" essere. Lo sceriffo del mondo e il pagatore pronta cassa dell'industria bellica. La Le Pen è stata indotta a rinnegare il suo populismo anti europeista, a lasciare perdere l'euro, stesso percorso per la AFD tedesca. Ma siccome il vapore sotto pressione da qualche parte deve sibilare ecco che invece che allo 0,1% daremo la caccia al clandestino. E' una fantastica capriola. La destra estrema che faceva, senza saperlo fare, il mestiere della sinistra. La sinistra che ha fatto di tutto per non farglielo fare, tranne l'unica cosa che doveva cioè fare lei quelle battaglie, come dimostra il successo di Corbyn. Risultato gioco partita e incontro per l'0,1%.

sabato 2 settembre 2017

Per chi suona la campana?

"Sto pensando che abbiamo perso, e che abbiamo davanti tempi brutti, e mi chiedo: che cazzo ci farò con il resto della mia vita?" Ho sbattuto su queste parole, alla fine del primo capitolo di Skagboy il prequel di Trainspotting, poco dopo aver letto quelle pronunciate dal Teschio del Viminale. " ho temuto per la tenuta democratica del paese". E sono sempre più convinto che la grande crisi economica del decennio ci lascerà in eredità una nuova, epocale sconfitta, al posto della quasi facile vittoria che era sul piatto. Chiudere la parentesi di una evidente, spettacolare crisi del modello di voracità del capitalismo finanziario, con un odioso ripiegamento alla caccia al poveraccio. La vittoria culturale della destra più fascista senza neppure il vantaggio di metterla, come sta succedendo negli Stati Uniti, alla prova della sua naturale inefficacia. Perchè qualcuno mi deve spiegare in che cosa il muro di Trump o i reticolati di Orban si differenziano da Minniti, a parte il cruccio di Crozza. Badate, io la paura dell'immigrazione la capisco, capisco le motivazioni sociali dei poveri e dei senza casa italiani che non vogliono dover entrare in competizione con gli sfigati pellenera per i brandelli di welfare rimasti, dei disoccupati, sottooccupati e scoraggiati che non vogliono concorrenti nella corsa ai 5 euro l'ora che sembra il massimo che uno dei paesi del g7 sia in grado di offrirgli, delle donne che fantasmizzano lo stupro interraziale per non pensare a quello interfamiliare, che statisticamente sta in un rapporto di uno a cento. Ma, appunto, se non vogliamo, se non volete, ridurvi, al cruccio. Io l’ho ripetuto per un anno, come un mentecatto, ricordatevi di Oxfam. Ve lo state dimenticando. Nel mondo otto persone detengono la ricchezza equivalente a quella dei tre miliardi e mezzo più poveri. I poco più di duemila miliardari in dollari della lista di Forbes, valgono quasi 8 trilioni di dollari. Quattro anni di Pil del nostro paese intero. Quattro volte il nostro debito pubblico. 400 anni di manovre di austerità da 20 miliardi l’anno. E il problema sono i migranti? E’ con loro che dovete battervi per uno straccio di casa popolare? Per un lavoro pagato il giusto? Per la tenute democratica del paese? Ecco se non siete d’accordo con me ma con il Teschio del Viminale, se vi resta solo il cruccio, quella frase di Irvin Welsh, che commenta la sconfitta dei minatori inglesi al tempo della Thatcher, è una campana che suona per voi, non solo per me.

lunedì 7 agosto 2017

E se telefonando

Tu stai lì a iniettarti la tua dose di circenses. Che già di per se ti induce a tante riflessioni, visto che guardi i mondiali di atletica. E ci sono questi meravigliosi neri giapponesi, tedeschi, svedesi, svizzeri, oltre ai pronipoti dei “migranti economici” degli ultimi due secoli nei Caraibi, in Brasile, in Inghilterra o negli Stati uniti. E pensi venissero ad aiutarci in casa nostra, magari qualche medaglia la strapperemmo pure noi. Invece purtroppo non ci sono neri italiani e quei pochi che ci sono dai tempi della May e di Howe sono scarsini. Ma non è quello. E’ che all’improvviso Eurosport ti spara due pubblicità che ti tolgono il fiato. Una di telethon e una di save the children. Adesso i bambini con la malattia rarissima, o quelli che muoioni di fame hanno anche un nome. Il messaggio ti arriva dentro come un pugno. Il groppo alla gola della madre italiana, il silenzio disperato di quella africana, sono i tuoi che genitore lo sei e lo sei stato, sono i tuoi se sei, comunque, un essere umano. In due minuti percorri i gironi dell’inferno. E i pensieri si prendono a pugni tra loro. Perchè c’è una scala, oscena, nella sofferenza. Nessun bambino africano soffre di rare malattie genetiche. Quei reduci dal campo di sterminio in cui sono nati, lezioni di anatomia scheletrica che respirano e piangono hanno solo fame. Altrimenti sarebbero lì in pista a Londra a prendersi gioco dell’uomo e della donna bianca che arrancano a qualche pista di distanza. Ma il dolore di quelle madri è identico al dolore della madre italiana, valgono esattamente lo stesso. O quasi 10 euro al mese uno nove l’altro, telefona subito. Telefono subito. Telefono subito? Io? Tu? Noi? Voi? Sono quei dieci euro la soluzione? Se un milione di persone telefonasse subito. Cento milioni di euro. Abbiamo trovato la cura per dieci bambini italiani dato da mangiare a centomila bambini africani. Io, tu, voi, noi. E loro? Loro hanno appena tirato fuori duecento e passa milioni di euro per assicurarsi un paio di piedi nel PSG. Loro hanno appena preso venti e passa milioni di euro di bonus per un anno di lavoro. Loro hanno appena preso 700mila euro di incentivo all’esodo per aver fatto praticamente fallire un giornale truccandone le vendite. Loro, in otto, hanno tutti i soldi che servono a finanziare la ricerca e a stroncare la siccità in Africa. Noi, voi non dobbiamo telefonare, stravolti dal senso di colpa per la nostra fortuna di genitori o di nati nel posto giusto della tavolata. Noi, voi dobbiamo telefonare stravolti dalla ingiustizia intollerabile dei faraoni che indicano nell’elemosina la strada. Comprese le loro elemosine, magari senza limiti come quelle di Gates, ma dove ognuno insegue la pezza da mettere al buco che si è aperto sotto gli occhi nello yacht di cui sono i padroni e la cui rotta hanno tutto il potere di decidere e se va là è perchè loro hanno deciso che vada là. Telefonate.