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giovedì 5 ottobre 2017

Una cagata pazzesca

Il villaggio Potemkin è una cagata pazzesca. Perchè a differenza del capolavoro cui il Villaggio con la maiuscola rendeva omaggio replicandone la ribellione, ti nasconde la realtà della carne marcia. Come forse saprete il villaggio è una fake news al quadrato. La falsa storia di un villaggio falso che veniva costruito in Russia per far vedere alla zarina come le cose andavano bene. Ed è in questo falso su falso che è incappato Ezio Mauro nel suo meritorio sforzo di dare un senso alla sinistra di oggi. All’indomani delle elezioni tedesche Mauro si chiedeva sgomento se qualcuno sapesse delle difficoltà economiche che spiegavano l’affermazione dell’Afd e il tracollo della SPD. Una domanda più che giusta se non fosse venuta dall’uomo che ha avuto per un ventennio nelle mani lo strumento per raccontare a tutti, almeno da noi, come stavano quelle cose invece di additare la Germania a modello. Mauro ha dunque scoperto la falsa facciata del villaggio economico chiamato economia sociale di mercato, il trademark berlinese, ma non ha ancora scoperto di averne fatto parte, aggiungo, conoscendolo, in perfetta buona fede. Perchè nell’altro suo articolo, la sinistra senza compagni e senza storia, Mauro pensa ancora oggi che in quei suoi, e miei, lunghi anni che coincidono con la vittoria dell’Ulivo prodiano la sinistra italiana abbia esercitato il ruolo di spina dorsale di un sistema malato per tutto il lungo periodo della crisi economico-finanziaria dell'Occidente. “Perchè -aggiunge- non c'è coscienza che la responsabilità politica e istituzionale sia la forma moderna di un riformismo governante”. Non c’è dunque un dubbio che l’azione che si snoda dalle leggi Treu a quelle Poletti, passando per Fornero, che l’azione di Ciampi, “la moneta unica sarà un chiodo per arrampicarci o a cui impiccarci”, passando per quella di Padoa Schioppa, “bisogna attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l'individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna” per approdare alla riforma costituzionale di Renzi e Pisapia, non sia stata una specie di resistenza al dilagare delle forze che hanno ridotto così la Germania, e quindi figuratevi gli altri, bensì una sua componente decisiva. Che quella spina dorsale dell’hombre vertical sia stata andreottianamente incurvata fino a divenire quella di Riccardo terzo. A Mauro, come a voi, debbo l’ammissione esplicita di aver condiviso con lui l’apprezzamento per il villaggio in cui mi sono aggirato dal 96 al 2011, accecato dall’orrore che il berlusconismo aveva sparso al di fuori di quelle vie di cartapesta. Ma la lettera dei governatori Trichet e Draghi quel fondale lo ha lacerato con tanta evidenza che perfino io l’ho capito. Continuare a percorrere quelle vie invece di Villaggio e Salce finisce per far pensare a Fellini e al tragico patetico Sordi, nel dopo carnevale dei Vitelloni. Sordi, si quello della pernacchia ai lavoratori

venerdì 30 settembre 2016

La dodicesima domanda



Qualche giorno fa Ezio Mauro nel ripercorrere tutta la parabola di Berlusconi ha aggiunto una domanda a quella famose di Peppe D’Avanzo. Chiamandolo ancora, e già qui c’è un accenno di risposta, Cavaliere, chiede, ma ne è valsa la pena? Perdio se lo è valsa! Guardate come un paese intero ha appena festeggiato, quasi con affetto e nostalgia, il compleanno di un pregiudicato, come se nulla ci fosse nel suo passato se non gaffes, ragazze scosciazzate e barzellette. Per cui di domanda ne sorge spontanea una dodicesima da porgere a Mauro e tramite lui a tutti noi. Ezio ma ne è valsa la pena? Battaglie, girotondi, elezioni, inchieste. Per arrivare dove? Al Ponte di Messina, al lasciatemelo dire al posto del mi consenta? Ad Alfano inamovibile al Viminale manco fosse Scelba. Al tessitore Verdini. Alla farsa incostituzionale dell’Italicum. Alla confessione la riforma costituzionale nel merito è di destra quindi non capisco perchè non la votino. All’articolo 18? Tu scrivi “quella partita durata vent’anni tra Berlusconi e la sinistra è finita e la sinistra non sa che gioco deve giocare”. Ezio, era parte di una partita molto più grande, in pieno svolgimento; e la sinistra la sta giocando dalla parte sbagliata.