mercoledì 23 novembre 2016

Apocalypse No

Era un altro dei golden boy del Pd. Più o meno boy perchè ormai, come me, ha l’età del pensionato. Ma c’è stato un momento in cui gli intellettuali d’area si erano innamorati di Fabrizio Barca. Competente, economista, quarti di nobiltà di sinistra giusti, disgusto olfattivo e fattivo per la cloaca del pd romano, efficiente come ministro anche se nel ferale governo Monti. Insomma uno di quelli che avrebbe potuto fare la parte dell’anti Renzi. Poi oggi col passo lento del catoblepa, mitologico animale dalla testa penzoloni da lui sdoganato nel bestiario della politica per descrivere il perverso intreccio tra partiti autoreferenziali e stato, la tira per molte righe sull' Huffington post per concludere che a lui la riforma costituzionale nè piace nè non piace ma che, invece di astenersi come vorrebbe, voterà sì per salvare il PD, unico argine di uno spazio in cui possano ancora maturare idee di sinistra. Ebbene io sono giunto alla conclusione assolutamente opposta. IL Pd è un monstrum, speculare a quello che fu la vecchia DC. Quella sequestrava e placava voti di destra (come poi si vide al suo tracollo) portandoli a votare politiche economiche, che oggi sappiamo essere state di sinistra. Il Pd sequestra voti di gente di sinistra ( o convinta di essere tale) portandoli a votare politiche economiche che sappiamo essere di destra. Per cui solo l’esplosione liberatrice del mostro, può rimettere in circolazione, se ce ne sono ancora, idee di sinistra. Come diceva “prima” di prenderle la Clinton ci sono solo io tra voi e l’Apocalisse. Ma come ha detto, dopo, Obama il sole sorge ancora. Quindi: Apocalypse NO.

9 commenti:

  1. Sarà che sono un ottimista, ma a me piace ascoltare o leggere i tuoi commenti. Ma ti avviso che se cambi casacca ti bollo. Come ho fatto con il nuovo PD.

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  2. Io viaggio a petto nudo. Posso cambiare idee, se scopri che sono sbagliate. Casacche è impossibile

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  3. Quando Silvio entrò in politica avevo 12 anni (che culo, direte voi). A 15 mi sembrava un dittatore da fermare con ogni mezzo. Da maggiorenne ho sempre votato il "grande partito di sinistra" di turno, come i miei genitori votarono sempre PCI. Insomma, in famiglia poche soddisfazioni. Ora mi trovo profondamente disgustato da questo PD, che anche secondo me non è altro che un partito liberale come tanti. La cosa più irritante è che si pensa ancora socialdemocratico e si atteggia a tale. Penso che in futuro (oltre a un NO dovuto per salvare qualcosa di un sistema non perfetto ma democratico) mi orienterò verso Possibile, pur sapendo che Pippo non avrà mai la forza e il carisma di Pablo Iglesias o di Die Linke. Ma quello che mi manca, e penso manchi a tanti di noi, è un nuovo Marx, con una grandiosa analisi di quello che è diventato il capitalismo (e il Capitale), con nuove risposte. Qualcuno che colmi un vuoto ideologico (non è una bestemmia).
    Un operaio socialista a fine '800 sapeva cosa fare per provare a migliorare la sua vita e la società dove viveva. Un comunista italiano negli anni '60 dello scorso secolo anche, con qualche complicazione in più. Ora purtroppo vedo solo disillusione, confusione e smarrimento.

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  4. Quindici ragioni nel merito per cui votare No (e sono anche poche). Sono riportati anche articoli e commi così da poterle confrontare con il testo.

    https://caveasinus.wordpress.com/2016/11/18/quindici-ragioni-per-cui-votare-no-e-sono-anche-poche/

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  5. Ho letto il commento di Vittorio Genovese. Ho 58 anni. Ho vissuto le vicende politiche italiane a partire dai governo che cadevano dopo pochi giorni dal loro insediamento. Ho vissuto il periodo delle brigate rosse. Ho vissuto il periodo delle interminabili sedute per approvare una legge che passava dai deputati ai senatori senza mai essere approvata. Ho vissuto il periodi delle lotte sindacali. Sono giunto alla conclusione che non esiste destra o sinistra. Esiste Buon senso.adesso andremo a votare per snellire il nostro Paese. Avete capito che voterò Sì. Non credo che perderemo democrazia. Almeno non meno di quella che abbiamo adesso.

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    1. Premetto che rispondo senza alcun intento polemico ma con spirito dialettico. Nel febbraio del 1933 un incendio doloso brucia il Reichstag: un mese dopo Hitler con il "Decreto dei pieni poteri" può approvare qualsiasi legge senza darne conto al Parlamento tedesco, ancora fumante, dove non aveva la maggioranza assoluta. Se la velocità dell'iter legislativo fosse una garanzia per la bontà delle leggi tanto vale affidarci a un dittatore qualsiasi. Stato snello, esecutivo potente, e fra meno di dieci anni costruiremo anche dei bei campi per chi non la pensa come noi o ha il colore della pelle diverso dal nostro (a no, pardon, quelli ci sono già). Se esiste un problema di efficienza parlamentare a me pare che vada cercato nei meandri di una classe politica corrotta, clientelare e azzeccagarbugli, non nella Costituzione!

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    2. Caro GF. Io ho due anni più di te e quindi abbiamo visto le stesse cose. Siccome siamo più o meno all'età in cui ci si dispone davanti ai cantieri per dire "ai miei tempi", dobbiamo però essere onesti. Abbiamo visto un paese che guardava Non è mai troppo tardi e dove, a Roma in Via di Torre Argentina 76 di fronte al Pantheon c'erano la case con il cesso sul ballatoio. E che ha fatto con quella costituzione, con quei partiti con quella destra e quella sinistra quando c'erano quello che vedi nel grafico qua sotto

      http://clericetti.blogautore.repubblica.it/files/2016/11/Pil-dal-1860-660.jpg

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